Recensione de “L’eco delle voci perdute” di Amalia Oleastro

11 Mag 21 | Leggere | 0 commenti

“Il sole stava per tramontare quando traversarono il Nilo Azzurro. Una luce aranciata si stendeva come un velo sulle acque quasi immobili, mentre l’ombra delle palme si stagliava nitida sull’orizzonte imporporato. Si trovavano in quella che veniva chiamata Gezira, una lingua di terra, la più fertile del paese, che si stende tra il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco. Campi coltivati a cotone e a cereali, percorsi da lunghi canali di irrigazione, si alternavano a paludi e a distese di sabbia gialla. Qua e là sorgevano villaggi colorati dove carretti trainati da asini sostavano accanto a vecchie carcasse di auto. Bambini seminudi giocavano sulla riva del fiume e un uomo, in piedi sulla sua barca, lanciava la rete nell’acqua con movimenti che ricordavano quelli dei danzatori dervisci.”

Amalia Oleastro, ci prende per mano e ci racconta una storia di sofferenza e fuga. Una storia come tante, in fondo, una di quelle che quasi ogni giorno sentiamo al telegiornale senza farci più caso. Il merito di questo romanzo-verità è proprio questo: attirare la nostra attenzione su vicende come questa, farcele vedere dall’interno, farci sentire quello che provano gli sfortunati protagonisti. Dissipare la nostra indifferenza.

I personaggi della storia sono descritti in modo magistrale, non solo i protagonisti, ma le tante figure di contorno. Denotano una conoscenza dell’animo umano tutt’altro che scontata. La mia preferita è Yasmin.

E’ stato difficile affrontare la lettura del romanzo “L’eco delle voci perdute” in questo periodo cupo, in cui la pandemia ci ha isolati e ci ha tolto ogni certezza. Tutti siamo portati ad evadere con la mente, a perderci in letture divertenti. Il tema di questo libro è scottante: la fuga di una famiglia da un paese africano dove vengono perseguitati per motivi ideologici.

Nonostante la crudezza degli argomenti trattati, la lettura risulta piacevole perché la penna di Amalia Oleastro è lieve, non si sofferma sulle brutture, anzi sottolinea la bellezza: delle idee, delle persone e della natura. L’autrice scrive in modo poetico, ogni passaggio risulta lirico nonostante la tragicità dell’argomento trattato. La famiglia in viaggio corre gravi pericoli, spesso senza nemmeno rendersene conto.

Ci sentiamo fortunati, leggendo questo libro. Anche se in questo periodo viviamo isolati a causa della pandemia, abbiamo più speranze per il futuro.

Complimenti all’autrice, che con la sua penna sapiente ha saputo farci riflettere su un dramma che non si è mai risolto, e non sappiamo se e quando si risolverà.

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